Recensione Zvezda Bf-109F-2 1/48
ago 6th, 2010 | By Albert | Category: Recensioni
Recensione a cura di Riccardo Vestuto.
Immagini a cura di Alessio Bastianini.
Alla notizia del nuovo kit Zvezda la domanda spontanea è stata: “un altro 109? Serviva proprio?”
Se qualcuno non lo ha pensato alzi la mano!
Se devo dire la mia serviva, si!
Per quanto il caccia tedesco sia uno dei soggetti più riprodotti in assoluto non è mai stato trattato con l’attenzione di cui, invece, paradossalmente ha beneficiato qualche altro soggetto meno importante o significativo.
La piccola e per certi versi dimessa, scatola Zvezda, nasconde al suo interno un vero gioiello sia come tecnologia di stampa, sia come resa del vero.
Ho ritenuto corretto confrontarlo con il pari classe Hasegawa che viene considerato unanimemente la pietra di paragone ma sin dalle dimensioni cominciano le differenze.
Il kit russo appare più lungo di 2 mm dalla deriva alla paratia parafiamma; 2 mm localizzati specificamente tra questa e il lembo anteriore del parabrezza.
Chi ha ragione? Spiace dirlo ma la Zvezda !
In questa scala la fa da padrone la casa giapponese che dalla E al K copre quasi completamente la pletora di versioni del 109.
Il problema è che per quanto blasonati, soffrono tutti di questa minima deficienza
La ben piccola – in assoluto – carenza dimensionale si ripercuote però sulla resa ottica del muso che appare più tozzo e perde molto della sua filante linea. Inoltre arretra la collocazione degli scarichi che sono così troppo a ridosso del bordo alare.
Come dicevo, la carenza in fase progettuale si è perpetuata nel tempo e nelle versioni , la correzione non è difficilissima ma è inaccettabile se si considera la fama della casa produttrice e ancor di più la notorietà del soggetto!
La fusoliera Zvezda, come tutto il modello del resto, e scomposta in modo tale da permettere l’uso delle stampate base in unione con altre specifiche e coprire diverse versioni intermedie del caccia.
Seppur operazione economicamente comprensibile, sottopone il modello a rischi di accoppiamento tra le parti non perfetto e conseguente “passione pasquale” del modellista in fase costruttiva.
Bhe, anche qui i russi mi hanno sorpreso, coda e pannelli alari vanno in sede con precisione millimetrica basterà fare attenzione a staccare con cura i pezzi dalle matarozze.
L’abitacolo da cui sempre si inizia per consuetudine, è composto da circa 30 pezzi che lasciano pochissimo spazio agli aftermarket. Qualche pezzo di rame per l’impianto elettrico e il gioco è fatto.
Manca, questo si, il sedile del pilota di primo tipo molto simile a quello montato sugli E ma con gli spallacci che fuoriescono da due fessure poste sul bordo superiore dello schienale invece che in mezzo allo stesso. Non è facile capire con quale criterio sia stato usato. Lo troviamo ad esempio sull F-2 W.nr 12764 atterrato per errore in Inghilterra il 10 luglio 41 e su un F- 4 usato da Marseille, il W.Nr. 8693 nel febbraio del 1942
I canopy offerti sono ben tre. Troverete persino quello degli E-1! Non è un errore, alcuni primissimi F lo montavano.
Resta aperta l’annosa questione del cannone coassiale. Le fonti sono discordi: per alcuni era ancora istallato il vecchio MG FF ma più probabilmente l’ F-2 era dotato della versione da 15 mm dell’ MG 151. Il kit propone solo il secondo e non starei a farmene comunque un cruccio!
La cura maniacale dei russi arriva a fornire anche ben due diversi tipi di cofano di raccordo tra parabrezza e cofani motore.
Davanti al’abitacolo è possibile inserire una ricca riproduzione del DB 601 N per il quale sono previsti ben due tipi di castello motore diversi. Anche qui qualche cavetto e tubo in più basteranno ad un lavoro convincente.
Sempre nel quadro della maniacalità, i cofani motore sono di due tipi, con o senza dettaglio interno a seconda che si voglia lasciare il vano del propulsore aprto o meno.
Ancora più avanti ho trovato stupefacente il piatto di chiusura dell’ogiva dotato dei fori di alleggerimento con bordo in rilevo! Una finezza da palati fini ed utilissima per diorami con l’aereo in manutenzione. Gli scarichi del motore non sono forati e andrebbero sostituiti con qualcosa in resina.
In alcune scatole, non la mia, l’elica risulta mal stampata e con una pala leggermente diversa dalle altre due. Nulla comunque cjhe un saggio uso della carta abrasiva non riesca a
curare.
Non mancano – per terminare l’esame della zona motore – le due mg 17 con scatole munizioni e dettagli ancillari.
La deriva è fornita a parte ma, come già detto: nessun problema di montaggio, va in sede alla perfezione. Unico cruccio la stampa delle famose staffe di rinforzo strutturale che non sempre erano presenti e potrebbero essere da eliminare scegliendo un soggetto diverso da quelli proposti con rischio per i dettagli circostanti.
E veniamo alle ali. La prima cosa che sconcerta è l’assoluta mancanza di pannellature sull’estradosso, un vero biliardo. Anche in questo caso la Zvezda ha visto giusto; gli F-2 montavano un’ala con questa caratteristica unica.
Sul lato opposto troviamo un carrello completo di tutti i dettagli che arrivano al martinetto di retrazione della gamba visibile attraverso i fori della struttura mentre il pozzetto della ruota è chiuso dalla riproduzione delle guaine di protezione anti detriti!
Quest’ultimo è del tipo con un lato rettilineo. Dettaglio riferibile – secondo alcuni ricercatori – solo agli F-2 prodotti da due licenziatarie: WNF ed Erla.
Ruote e gambe carrello di gran pregio con dettagli scolpiti con nitidezza. Il ruotino è in tre parti, poteva essere un unico blocco? Non sia mai!
Alcuni pezzi riproducono anche la struttura alare coperta poi da pannelli che si possono, volendo, non usare per mostrare la struttura interna . Non ho ben capito la necessità di questa complicazione se non come la predisposizione – per future scatole – per i cannoni subalari da 20 mm usati sulle versioni successive e relativi accessori nelle ali.
Anche qui comunque i pannelli vanno in sede senza patemi.
I terminali alari son o a scelta cn le luci di navigazione incastonate nel profilo o a vista.
Spettacolo puro il timone con un bordo d’uscita finissimo. Flap, slats ed alettoni sono separati ma questi ultimi sono dotati di struttura superiormente ma assolutamente lisci sotto: andrebbero sostituiti.
In questo tripudio di meraviglia la nota stonata la riservano le decals. Ricordano molto per qualità quelle tipiche di quei paesi di alcuni anni fa’. Per quanto fini sono a volte sbagliate nei colori e nei dettagli. Io non le consiglio, di certo non mancano le alternative.
Concludendo posso dire che si tratta di un nuovo standard per il classico dei classici.
La versione F del 109 è comunque ad oggi quella che serba ancora molti segreti e proprio le primissime sotto serie richiede ancora molta ricerca.
Si capisce – però -che alle spalle è stata fatta un’attenta preparazione tecnica e che il modello sia stato guidato nello studio da chi il vero lo conosce bene.
Quello che forse lo penalizza è l’eccessiva specializzazione del kit: si può realizzare un F-2 e non altre versioni. A questo punto è lasciata al modellista la scelta se “arronzare” un F o cercare di riprodurre un aereo tecnicamente caratterizzato.
Ad ogni modo consigliatissimo, in attesa delle altre versioni e magari presto di un bel G-6!
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